I NOMADI (1968)

Titolo: I Nomadi

Anno: 1968

Casa discografica: EMI

Tipo: Inedito

Valutazione personale (da 1 a 5): 1/2

 

I Nomadi:

Augusto Daolio - Voce
Beppe Carletti
- Tastiere
Franco Midili
- Chitarre
Gianni Coron
- Basso
Bila Copellini
- Batteria
 

 

 

 

 

 

 


Le canzoni:

- Ho difeso il mio amore (Pace - Hayward) 
- È giorno ancora (Guccini)
- Insieme io e lei (Verona - Davies)
- Un figlio dei fiori non pensa al domani (Davies - Guccini)
- Ophelia (Guccini)
- Vola bambino (Mogol - Scott English - Weiss)
- Il nome di lei (Dossena - Miller - Holland - Taylor) 
- Giorno d'estate (Guccini)
- Per quando è tardi (Guccini)
- Monna Cristina (Verona - Fabbri)
- Canto d'amore (Verona - Aiax)
- Canzone per un'amica (Guccini - Pontiack)

 

Recensione (in attesa della completa): Per qualsiasi buon gruppo che si rispetti, un album, di solito il primo, viene chiamato col nome del gruppo medesimo. E anche i Nomadi non sono da meno: il secondo disco prende il nome, appunto, di "I Nomadi".
Un disco bene o male in linea col precedente, forse condizionato dalla pesante presenza di covers e da arrangiamenti un po' approssimativi (come anche il primo), ma in linea con quello che si ascoltava all'epoca.
Ma è in "I Nomadi", comunque, che troviamo canzoni del calibro di
"Canzone per un'amica" e "Ho difeso il mio amore", unica tra le covers a spiccare (e alla grande).
Guccini presente con "Canzone per un'amica", appunto, originariamente chiamata "In morte di S.F.", poi corretta, censurata, criticata. Insomma, come si disse, per la Società Autostrade in autostrada si viaggia, non si muore. Per carità... lo speriamo tutti... ma in quegli anni vigeva molto la censura, e anche "Canzone per un'amica" ne fu vittima. All'inizio della prima versione, addirittura, si sentiva uno strillone urlare la notizia della morte della giovane citata nella canzone. Comunque sia, alla fine questa canzone è ancora oggi protagonista dei concerti del gruppo, usata ormai da sempre come terz'ultima canzone della serata, prima di "Dio è morto" e "Io vagabondo".
Ma torniamo a Guccini: dicevamo qui presente con "Canzone per un'amica",
"Ophelia", "È giorno ancora", "Per quando è tardi"... che dire, un marchio di qualità.
"Monna Cristina" è una canzone con sonorità medievali, e non solo. Sfido qualsiasi profano di quest'album a riconoscere i Nomadi in questo pezzo.
"Canto d'amore" è una sorta di favola, molto triste e molto dolce, anche questa lungi dal sound che il gruppo farà suo con gli anni, con un intro di chitarra elettrica molto particolare.
Il resto sono covers, anche abbastanza brutte, e citiamo solo
"Un figlio dei fiori non pensa al domani", canzone riproposta anche in seguito nei vari concerti e che rispecchia ancora una volta l'era beat nei quali vivevano i Nomadi e tutti gli altri gruppi dell'epoca.
Un buon lavoro, dopo il quale i Nomadi aspetteranno addirittura ben cinque anni prima di far uscire un nuovo album, nei quali sforneranno una serie di 45 giri contenuti poi nella raccolta
"Mille e una sera".

 

 

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